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DESCRIZIONE DELL'OPERA

CARATTERISTICHE DELL’OPERA



● Riproduzione integrale dei codici 2167 (Grammatica del Donato) e 2163 (Liber Iesus) della Biblioteca Trivulziana di Milano

● Tiratura limitata di 699 esemplari numerati

● Riproduzione facsimilare delle dorature presenti nei manoscritti

● Fedele riproduzione del profilo irregolare delle pagine

● Commentario a cura di Jonathan J. G. Alexander con testi di Pier Luigi Mulas e Marzia Pontone



LA GRAMMATICA DEL DONATO



Conosciuto anche con il nome Ianua, il codice è una Grammatica latina ispirata all’opera dell’autore Elio Donato, vissuto nel IV secolo e noto anche per essere stato il maestro di San Girolamo. I testi di Elio Donato furono utilizzati come fondamentali strumenti di consultazione e di studio per tutto il Medioevo e anche in età umanistica.



L’apparato illustrativo, si deve a vari miniatori lombardi, tra i quali spicca Ambrogio de Predis, pittore che aveva collaborato con Leonardo per la Vergine delle Rocce: i due ritratti di Massimiliano bambino e del padre Ludovico, all’inizio e alla fine del codice, sono forse il suo capolavoro assoluto. Straordinario il ciclo di miniature, che illustra momenti quotidiani della vita del piccolo Massimiliano, mostrandoci il percorso educativo del futuro duca: dalla sfera quotidiana scolastica fino al trionfo militare e alla scelta della Virtù che farà di lui un principe giusto. Molte immagini sono corredate di una didascalia in italiano volgare, mentre il resto del testo è in latino.



Il manoscritto ha conservato la legatura originale in pelle, impreziosita da impressioni a secco e dorate, con gli stemmi e le imprese del duca Sforza.



IL LIBER JESUS



Il secondo, delizioso manoscritto è noto come Liber Iesus e contiene l’abbecedario, i dieci comandamenti e le principali preghiere in latino, oltre a una serie di ammonimenti e consigli per il piccolo Massimiliano. Il libro, scritto e illustrato nello stesso periodo della Grammatica, prosegue e completa il percorso educativo del principe, e per questo condivide con essa la medesima ricchezza figurativa, con scene di straordinaria suggestione visiva.



La legatura del codice, in pergamena, è settecentesca.



LE MINIATURE



A prova del prestigio della famiglia Sforza, i due volumi furono arricchiti di miniature straordinarie affidate a minatori lombardi tra cui spicca Ambrogio de Predis, pittore che aveva collaborato con Leonardo per la Vergine delle Rocce: i due ritratti di Massimiliano bambino e del padre Ludovico, all’inizio e alla fine del codice, sono forse il suo capolavoro assoluto.



Straordinario e suggestivo il ciclo di miniature che illustra momenti quotidiani della vita del piccolo Massimiliano mostrandoci il percorso educativo del futuro duca.



LA PAGINA MINIATA SCOMPARSA E RICOSTRUITA



Dopo essere appartenuti alla famiglia milanese Trivulzio per 500 anni, La Grammatica e il Liber Iesus furono acquisiti dal Comune di Milano nel 1935, e in quell’occasione furono condotti nella nuova sede, presso il Castello Sforzesco. Fu allora, poco prima del trasferimento, che uno dei fogli più importanti della Grammatica – la carta 3, con il frontespizio dell’opera miniato da Ambrogio de Predis – sparì per sempre, forse trafugata da ignoti.



Uno dei motivi di maggiore interesse del facsimile è infatti la reintegrazione della carta 3 della Grammatica, dispersa tra il 1913 e il 1935: sul recto era una miniatura a tutta pagina di Ambrogio de Predis, sul verso l’incipit del testo riccamente decorato da Giovan Pietro Birago.



Grazie a un’antica fotografia in bianco e nero del foglio e alle dettagliate descrizioni degli inventari storici – che indicano i diversi colori presenti – Franco Cosimo Panini Editore ha potuto ricostruire il presunto aspetto originale della decorazione. Dopo un accurato studio della tecnica pittorica dei due miniatori e il confronto con l’apparato decorativo del codice, sono stati individuati i valori cromatici e tonali di ogni parte del foglio. Su questa traccia, un’esperta miniaturista ne ha riprodotto la colorazione, utilizzando strumenti e materiali conformi a quelli utilizzati nel Quattrocento (pigmenti a base minerale, vegetale e animale macinati finemente e mescolati con gomma arabica con l’aggiunta di fiele di bue per migliorarne l’adesione al supporto pergamenaceo).



Il facsimile, completo della carta perduta, permette così di ammirare e sfogliare lo splendido codice così come si presentava agli occhi del piccolo Massimiliano Sforza.

Galleria fotografica












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